Lakewood: la periferia sacra.

Visto che molti si chiedono « che cosa fare in Italia? » vi propongo la traduzione di un pezzo dell’eccellente blog Granola Shotgun, che propone una soluzione interessante.

Nel 1901, John D. Rockfeller, presidente della Standard Oil (divenuta poi ExxonMobil) cominciò ad acquistare diversi ettari di terra intorno alla città di Lakewood, New Jersey, un’ora e mezza a Sid di New York. Una volta acquistato il terreno, Rockefeller costruì una residenza con trenza camere e venti bagni. Lakewood era una località di vacanza molto popolare, con piscine, campi da tennis e da golf, piste di pattinaggio sul ghiaccio, alberghi, ristoranti, un teatro e molte case signorili. La villa Rockefeller è stata demolita nel 1966, e la proprietà è diventata un grande parco di 130 ettari.

Il periodo di massimo splendore di Lakewood fu nel 1929, e fu seguito da un declino lungo e inesorabile. Rockefeller vendette la proprietà a suo figlio nel 1925 per più di 3 milioni di dollari, ma nel 1938 la stessa proprietà restò sul mercato, invenduta, nonostante il suo prezzo fosse sceso a 250’000 dollari. In quel periodo le tasse erano di 150’000 dollari l’anno, e così nel 1940 Rockefeller Jr. cedette la sua proprietà al comune per arrestare il salasso. Le famiglie facoltose di Lakewood ansarono via una dopo l’altra, le grandi ville furono trasformate in appartamenti da affittare, i negozi del centro cominciarono a chiudere, la disoccupazione iniziò a salire e a diventare un problema, e le entrate fiscali del comune si ridussero di molto. Tutto ha un inizio, uno svolgimento e una fine.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, tutta la crescita economica del paese fu assorbita dalle nuove lottizzazioni in periferia delle grandi città, e la tendenza continuò per tutto il resto del ventesimo secolo. Nel frattempo, Lakewood soffriva dello stesso problema della maggior parte delle città degli Stati Uniti: una spirale di povertà, segregazione razziale, e disinteresse da parte del resto della società.

A un certo punto fu fatto un tentativo di rivitalizzare il centro della città. Fu installata una pavimentazione in sampietrini, furono montati lampioni all’antica, e fu restaurato qualche vecchio edificio. Quella che rimase la stessa fu la dinamica sociale, politica e economica. La città continuava nel suo declino.

La classe media nei comuni circostanti vedeva Lakewood come un problema da gestire. Fu traccaito un confine netto a livello di distretti scolastici, tasse e servizi pubblici. I poveri potevano continuare a vivere a Lakewood: l’importante era che gli altri comuni fossero ben isolati, e che non dovessero pagare le conseguenze del suo declino.

La comunita ebraica è presente a Lakewood dal 1920. Ma dal 1980 in poi, un numero sempre crescente di ebrei ortodossi di Brooklyn comprò casa e si trasferì in zona. Il grande numero di case disponibili a basso prezzo in centro ha trasformato Lakewood nella destinazione ideale per intere congregazioni, diventate troppo grandi per il loro vecchio quartiere a New York. Il fatto che le autorità nella regione non prestassero molta attenzione alla città o ai suoi abitanti facilitò di molto il processo.

Per chi non conoscesse gli ebrei ortodossi, li potrei descrivere come un incrocio tra i Mormoni e gli Amish. Si sposano giovani, hanno famiglie molto grandi, vivono in comunità molto chiuse, si vestono con modestia, e hanno il divieto di usare macchine utensili o fare affari durante lo Shabbat. Dato che non possono andare in macchina al Tempio, vivono tutti insieme in piccole comunità a breve distanza dalla Sinagoga.

Come è facile immaginare, ci sono state delle frizioni tra la comunità ebraica e il resto della popolazione di Lakewood. Uno dei punti più controversi concerne il numero sempre crescente di bambini ebrei che vanno nelle Yeshiva private, contrapposto al resto della popolazione che va nelle scuole pubbliche. Gli Ebrei sono la maggioranza dell’elettorato, e fanno quello che la popolazione dei piccoli comuni fa da sempre: eleggono un Consiglio Comunale che promuove le iniziative che stanno a cuore alla maggioranza dell’elettorato, e che toglie i fondi alle iniziative che la maggioranza dell’elettorato non trova utili. Non è una cosa bella, e non sto difendendo questa politica. Ma è quello che succede da sempre, dappertutto.

finché la popolazione di Ebrei ortodossi è restata a Lakewood, le altre città non si sono curate della cosa. « Neri, Portoricani, Messicani, Ebrei… Che importanza ha? Dopotutto, è Lakewood. » Ma la città di Lakewood comincia a deboradare sui comuni vicini. Un campanello comincia a suonare nella testa degli abitanti di Toms River, Brick, Howell e Jackson, mans manso che nuove lottizzazioni vengono create dal lato sbagliato della frontiera e si riempiono rapidamente di ebrei ortodossi. Il flusso di gente che arriva da fuori dello Stato, combinato con un tasso di fertilità spettacolare, fa presumere che gli Ebrei Ortodossi raggiungerà una massa critica e sarà la maggioranza nella regione da qui a 30 anni. Lakewood sta sulla buona strada per diventare la terza città del New Jersey. E stiamo parlando di una città che faceva 38’000 abitanti nel 1980.

Sono sempre curioso di vedere come la gente inventa dei modi per arrivare a delle situazioni che sono normalmente condannate dalle autorità. Le periferie, e la cultura del posto sono da sempre contrarie a un habitat troppo denso. Queste case sono state modificate il minimo indispensabile. Ogni casa è una villa bifamiliare di tre piani, con 11 stanze, 7 bagni, e almeno 2 cucine. Di più, ogni appartamento della casa bifamiliare è dotato di un seminterrato che costituisce un appartamento supplementare. Queste villette sono l’equivalente delle case di Brooklyn, salvo per il fatto che sono fatte di legno, vinile e pietre finte. E nessuan legge è stata infranta per la loro costruzione. La legge è stata solo interpretata per scopi leggermente differenti.

Ho visto che quasi nessuna delle case aveva un garage. L’ossessione per le macchine, i garage e i prati ben tenuti è passata in secondo piano rispetto all’esigenza di ospitare più persone possibile. Lo spazio necessario per un garage (6 x 5 m) è lo stesso che serve per metterci due stanze eun bagno. Perché sprecare tutto questo spazio per metterci le macchine?

Mi piacerebbe poter dire che gli Ebrei Ortodossi di Lakewood stanno costruendo una città bella e interessante come Brooklyn. Ma non è questo il caso. Costruire una vera città è impossibile, dati i regloamanti comunali in vigore. Quello che stanno facendo, invece, è focalizzarsi sui bisogni quotidiani della comunità. Ogni lottizzazione ha un Tempio, una Jeshiva, e una Mikvah. Ho visto anche che molte case ospitano dei negozi, in violazione delle norme comunali. Ma questo è un contesto in cui la gente apprezza queste violazioni, e preferisce approfittarne piuttosto che sporgere denuncia.

La crescita frenetica della comunità ortodossa di Lakewood ha messo a dura prova le infrastrutture della zona. Il traffico è infernale, e continua a peggiorare. Le condotte dell’acqua potabile e le fogne sono al limite Ma ogni volta che un progetto di costruzione di nuove case è approvato, la gente chiede che siano costruite ancora più case, e su lotti ancora più piccoli. E i parcheggi? Chiaro, il traffico è un problema. Ma sapete che cosa è peggio? il fatto di non avere una casa per vivere. È come un episodio di The Twilight Zone, o di Black Mirror, in cui tutto funziona al contrario.

Onestamente, non posso presentare Lakewood come un modello da imitare. Il funzionamento di questo quartiere è caotico e disordinato: un funzionamanto che lascia sul campo vincitori e vinti, e il cui risultato è francamente brutto: abitazioni dense in periferia, senza una forma coerente. Ma queste sono le opzioni che abbiamo a disposizione nelle circostanze attuali. Il tempo ci dirà se il risultato di questa trasformazione sarà un posto che vale la pena conservare, o se questo shtetl in legno e vinile finirà presto nel dimenticatoio, come tante altre periferie prima di lui.

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